
FOTOCRONACA 2026
DI GIORGIO VIALI
INSTAGRAM: @FOTOSERVIZIO
MAIL: GIORGIOVIALI@GMAIL.COM
CRONACA SENTIMENTALE
CRONACA DI COPPIA
FOTORITRATTO DI COPPIA
FOTO DI COPPIA
VICENZA, PADOVA, VERONA, TREVISO
FOTOCRONACA
DI GIORGIO VIALI
Giorgio Viali, nel suo progetto Interazioni mediatiche. Fotografia (2026), si inserisce in un contesto culturale contemporaneo caratterizzato dalla ricerca di sovversione degli spazi e delle interazioni quotidiane, richiamando movimenti come il Relational Art di Nicolas Bourriaud, che sostiene come "l'arte diventi un modo per creare relazioni e interazioni sociali" (Bourriaud, 1998). Viali propone un'alterazione intenzionale dell'uso comune di luoghi pubblici, trasformandoli in set di interazioni inusuali, spesso fake, dove la soglia tra reale e performativo si dissolve, evocando le pratiche di artisti come Rirkrit Tiravanija, che ha rivoluzionato il concetto di spazio espositivo attraverso installazioni sociali e partecipative.
Il suo concetto di "inversione" e "alterazione" richiama anche le teorie del Cinema Arte di compagnia come la Nouvelle Vague, che ha sovvertito le convenzioni narrative e stilistiche del cinema classico, come affermava Truffaut: «Il cinema deve essere un'arte di libertà» (Truffaut, 1954). Viali, infatti, sovverte le funzioni e le aspettative degli spazi pubblici, creando ambienti finti e ambigui dove le persone possono esprimere lati oscuri o sacri, in un modo che ricorda il Cinema Verità di Dziga Vertov, che ha esplorato la realtà quotidiana con un approccio intrusivo e immediato.
Il progetto FOTOCRONACA si inserisce nel filone della fotografia minimalista e sociografica, ispirandosi forse al movimento New Topographics degli anni '70, che ha rivolto l'attenzione ai paesaggi urbani e periferici come soggetti di un'osservazione distaccata e critica. Come affermava William Eggleston, uno dei pionieri di questa estetica: «La fotografia è il modo più diretto di comunicare con il mondo, spesso più efficace di mille parole» (Eggleston, 1976). Viali, invece, utilizza immagini semplici e quotidiane—una giornata in coppia, una visita al mercato—per creare una "cronaca" personale e intima che esplora le micro-interazioni sociali, richiamando il movimento Vérité e la filosofia G local di documentare il quotidiano con sensibilità soggettiva.
Il concetto di farsi usare attraverso lo sguardo altrui si collega alle riflessioni di Jean-Luc Godard, che nel cinema affermava: «Il cinema deve essere un'arma di intervento» (Godard, 1967). Viali interpreta questa affermazione traducendola nella fotografia come strumento di partecipazione e intervento sociale, dove l'uso improprio degli spazi e delle situazioni diventa un atto di sovversione e di riappropriazione, un modo per "intervenire" nel tessuto sociale usando l'immagine come mezzo di comunicazione intensificata.
In sintesi, Viali si inserisce in un panorama culturale che mescola le istanze della Street Photography, il Concettualismo e le pratiche Participative Art, confrontandosi con un universo di movimenti che privilegiano la relazione, l'interazione e la sovversione delle norme, come sottolineava anche il filosofo e critico d'arte Hal Foster: «L'arte contemporanea tende a sfidare le definizioni tradizionali, creando spazi di interazione e di critica sociale» (Foster, 2004). La sua ricerca mette in discussione i limiti tra realtà e rappresentazione, tra pubblico e privato, proponendo una visione che invita a "farsi usare" come modo di incidere nel contesto sociale attraverso l'obiettivo e lo sguardo.
Fonti e riferimenti:
- Bourriaud, N. (1998). Relational Aesthetics. Dijon: Les presses du réel.
- Truffaut, F. (1954). "Le cinéma doit être un art de liberté." In: Entretien avec André Bazin.
- Vertov, D. (1929). Man with a Movie Camera.
- Eggleston, W. (1976). William Eggleston’s Guide. MoMA.
- Godard, J.-L. (1967). "Le cinéma doit être un acte de résistance." In: Cahiers du Cinéma.
- Foster, H. (2004). The Return of the Real. October.
- Movimento Street Photography e New Topographics come riferimenti estetici e culturali.